Orfeo ed Euridice

Christoph Willibald Gluck

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Spettacolo

Musica Christoph Willibald Gluck

Azione teatrale per musica in tre atti composta intorno al mito di Orfeo, su libretto di Ranieri de’ Calzabigi
Versione Vienna 1762

Edizione Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano

Prima rappresentazione assoluta
il 5 ottobre 1762
al Burgtheater di Vienna

Durata 1 ora e 30 minuti, senza intervallo


direttore Fabio Biondi
regia Shirin Neshat
scene Heike Vollmer
costumi Katharina Schlipf
luci Valerio Tiberi
coreografie Claudia Greco
drammaturgia Yvonne Gebauer
direttore della fotografia Rodin Hamidi

FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
Maestro del coro Martino Faggiani

Nuovo allestimento Teatro Regio di Parma
In coproduzione con ITeatri di Reggio Emilia

spettacolo con sopratitoli in italiano

ven 23 gen
20:00
TURNO A
dom 25 gen
15:29
TURNO D
gio 29 gen
20:00
TURNO B
sab 31 gen
20:00
TURNO C

Ticket a partire da 10 euro

Cast

Orfeo
Carlo Vistoli
Euridice
Francesca Pia Vitale
Amore
Theodora Raftis
Note di regia

“Quando Alessio Vlad mi ha proposto di dirigere Orfeo, ho subito capito che quest’opera era la storia giusta per me, con interessanti possibilità visive e concettuali perfettamente in linea con il mio lavoro passato nella fotografia e nel cinema. Orfeo è ricco di dualità: amore e morte, dolore e gioia, cielo e terra, mondo e inferno, magia e realismo e, infine, coscienza e subconscio. Fin dall’inizio ho immaginato quest’opera in bianco e nero per incarnare alcuni di questi paradossi, ma anche per rimanere fedele al mio stile caratteristico, in cui i contrasti tra i diversi elementi di una storia sono sottolineati in termini visivi.

Insieme al mio meraviglioso team, in particolare alla drammaturga Yvonne Gebauer, abbiamo trovato la nostra interpretazione e il nostro linguaggio visivo per Orfeo ed Euridice. Nella nostra interpretazione Orfeo non appare come una figura mitologica, ma come un essere umano, un uomo in conflitto tra il proprio ego, il narcisismo e l’amore incondizionato per sua moglie Euridice. Orfeo rimane completamente distrutto quando deve affrontare la perdita di Euridice, morta suicida. Orfeo cade in una crisi esistenziale e non è più in grado di distinguere tra illusione e realtà, vita e morte, innocenza e colpa. Questo disorientamento gli apre uno spazio immaginario e gli inferi si trasformano in un paesaggio di coscienza e giudizio, dove Orfeo si ritrova in un bizzarro processo, incontrando le ombre di se stesso, i ricordi, la mortalità e le prove delle sue colpe. Alla fine, il passaggio di Orfeo attraverso gli inferi diventa un viaggio nell’oscurità, nel dubbio, nel dolore e nei limiti umani. Euridice, invece, tormentata dalla perdita del figlio e dalla crudeltà e incapacità del marito di piangere questa tragedia, si getta nella morte.

Successivamente, quando Orfeo, in un tentativo disperato e con l’aiuto magico di Amore, appare negli inferi per liberare Euridice, lei torna esitante alla vita solo per ritrovarsi disillusa e sopraffatta dall’assenza di suo figlio. Quest’opera inizia e finisce con film muti in bianco e nero che aggiungono un altro livello narrativo, offrendo uno sguardo per lo più intimo sui personaggi e sulla relazione tra Orfeo ed Euridice.”

Shirin Neshat

Note di drammaturgia

“Quella di Orfeo ed Euridice è una delle più famose coppie tragiche della storia della cultura. Nell’opera di Gluck del 1762 la loro vicenda è ridotta all’essenziale. Orfeo lamentala morte della sua amata moglie e, disperato, si rivolge agli dèi pregandoli di restituirgli Euridice. Appare Amore e gli rivela come riportarla indietro dal mondo infernale, ma con la sola condizione che non le rivolga lo sguardo fino alla fine della loro ascesa. Orfeo riesce ad avere ragione delle Furie infernali, raggiunge i Campi Elisi, trova Euridice e, deciso a ubbidire all’ordine di Amore, le rifiuta ogni sguardo cercando di resistere alle sue suppliche di non ignorarla. Sono ormai quasi arrivati alla luce del sole, quando Euridice lo minaccia dicendo di preferire morire che vivere con lui senza essere amata. A quel punto le resistenze di Orfeo crollano e si gira verso Euridice: immediatamente la ragazza cade a terra morendo per la seconda volta. Ma un attimo prima che Orfeo, disperato, si tolga la vita, appare Amore e riporta in vita Euridice.

Shirin Neshat colloca questi fatti in un’ambientazione contemporanea. Orfeo appare così non solo come una figura mitologica ma anche come un essere umano che a causa della traumatica perdita di Euridice precipita in una crisi esistenziale che lo catapulta fuori dalle sue coordinate mentali precedenti. Come Dante all’inizio della Commedia, si ritrova in uno stato di disorientamento: “Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura / ché la diritta via era smarrita”. La morte della persona amata segna il momento in cui il mondo esterno e il suo ordine razionale perdono le loro valenze. Orfeo non è più in grado di distinguere tra dentro e fuori, tra vita e morte, tra colpevolezza e innocenza, e questo stato di disorientamento gli spalanca uno spazio immaginario, che è al tempo stesso l’oltretomba e un paesaggio della coscienza. Lì incontra le ombre di sé stesso, le tracce della colpa, i frammenti del suo amore. Come il viaggio infernale di Dante, il passaggio di Orfeo nel regno dei morti è segnato dall’oscurità, dal dubbio e dalla dolorosa presa di coscienza dei propri limiti. Orfeo si trova di fronte a sé stesso. In questo processo di introspezione, Amore non appare allora come una divinità esterna, ma come la personificazione di un’energia, l’incarnazione del desiderio di Orfeo, la sua capacità di amare e al contempo la sua vulnerabilità. Diventa cioè il tramite di una riconciliazione interiore. Questa prova interiore permette a Orfeo di percepire Euridice non più come uno specchio delle proprie proiezioni, ma come un essere indipendente, un suo vero e proprio alter ego.”

Yvonne Gebauer (traduzione dall’inglese di G. Martini)

Contributi

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Gli spettatori in condizioni di deficit motorio temporaneo possessori di un biglietto o di un abbonamento di qualsiasi categoria (platea, palco, galleria) dovranno avvisare per tempo la Biglietteria che si riserverà eventualmente di modificare l’assegnazione dei posti seguendo le prescrizioni di sicurezza. Il Teatro si riserva altresì la possibilità di modificare il numero di posti disponibili per esigenze tecniche o di regia.

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